domenica 30 dicembre 2012

Elisabetta I anno 6

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.

Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.

A 6 anni affrontavo i miei doveri di studentessa in casa con Katherine e mi appassionavo alle scienze e allo studio delle altre nazioni e delle loro lingue. Sapevo che fossero importanti, così come gli spazi per pensare e per pregare in mezzo alla natura o nella cappella di famiglia. Cominciavo anche con i primi impegni sociali non nelle udienze di mio padre ma in qualche cerimonia. Mi ricordo di aver fatto da damigella ad una sposa, forse mia parente, non ricordo, che si sposava a Westminster Abbey.
Mentre avanzavo verso l'altare con il velo in mano presa dal non inciampare e da non stropicciare il mio abito, mi prese un pensiero. Stringevo sempre più forte il velo facendomi quasi male per trattenere le lacrime, pensando che in quel corridoio era passata mia madre nel giorno della sua incoronazione assieme a me, dentro il suo ventre.

sabato 29 dicembre 2012

Elisabetta I anno V

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.

Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.
 
A cinque anni ero spensierata, raccoglievo i fiori e guardavo gli animaletti. Un giorno tornavo verso casa e stranamente non c'era nessuno nei dintorni a sorvegliarmi. Dalla porta a vetri vidi mio padre che parlava con una signora. Mi fu subito simpatica: quando entrai il Re Enrico VIII mi disse che sarebbe stata la mia tutrice e dovevo fare riferimento a lei per tutti i miei bisogni e obbedirle. In cuor mio fui subito contenta.
Katherine mi insegnò molte cose, mi fece apprendere le lingue facendomi capire l'importanza della comunicazione e tutto con lei era facile e leggero.

venerdì 30 novembre 2012

Elisabetta I anno 4

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.

Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.

A quattro anni vivevo a Greenwich in mezzo a bellissimi prati. Mi intrattenevo spesso, mentre la mia tata schiacciava un pisolino in mezzo all'erba con il figlio dello scudiere, Robert. Giocavamo a rincorrerci e a fare capriole sull'erba e stavamo attendi a non essere scoperti a giocare assieme, perché non volevano.
Allora non mi facevo molte domande, non si faceva e basta, allo stesso modo con cui sapevo di non dover appoggiare i gomiti sul tavolo, era una di quelle noiose regole e la regola era non farsi vedere con Robert.
Un giorno non fummo così lesti e la tata ci divise, cacciando lui in malo modo, perché non si doveva permettere di avvicinarmi e doveva tornare al suo posto. Così da quel giorno lo avvicinai io ancora più di nascosto, altrimenti avrebbero pensato fosse stato lui ad avvicinarsi a me.

giovedì 22 novembre 2012

Elisabetta I anno 3

 

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.

Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.
 
Del mio terzo anno di vita, Donald, ricordo quel giorno alla torre, ero tra le braccia della tata, quando mi si avvicina mia madre in un abito splendido, ho davanti agli occhi la sua figura maestosa con il volto triste e le lacrime che le scendono, quella pelle così chiara, un po' sul grigio. Mi bacia sulla fronte e mi dice "Non lasciare che un uomo decida della tua vita", mi stringe forte al petto "Ti amo". Mia madre si allontana con maestà. Solo dopo qualche anno ho saputo che mentre facevo un pisolino vicino alla tata, la testa di mia madre rotolava lì vicino.

giovedì 15 novembre 2012

Elisabetta I anno 2

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.

Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.
 
 
A un anno muovevo i primi passi con facilità seguendo le tate e sorridendo a mia madre. Lei mi sorrideva e mi abbracciava, ma mai quando c'era papà: allora mi trattava con un po' di distanza. Ero curiosa e volevo sapere come funzionava tutto attorno a me e pochi erano disposti a spiegarmelo. Tutti però mi sapevano dire come dovevo stare a tavola e come dovessi fare l'inchino e quale vestito fosse meglio mettere. Per me tutte le cose da imparare erano importanti, tutto era nuovo e il mio mondo era fatto di vestiti e di piccoli balletti. Il momento più bello era il gioco nel prato lì a Greenwich. Ricordo la prima volta in cui ho visto uno scoiattolino, mi sono fermata con un viso con un'espressione simile alla sua e ci siamo guardati, piccole creature in questo mondo in mezzo agli alberi mentre il vento faceva muovere le nuvole veloci sopra di noi. Poi mi sono resa conto di essere più grande e più potenete e ho cominciato ad inseguirlo mentre lui sgusciava ovunque e ridevo di quel gioco.

lunedì 12 novembre 2012

Elisabetta I anno 1

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.
Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.
 
E così, Donald, venni alla luce trattata con tutto il rispetto che si deve ad una principessa e con tutta l'inutilità che si vede in una bambola. Mia madre mi amava, lo sentivo, mentre mio padre anche se non poteva fare a meno di sorridermi mi guardava come se mi mancasse qualcosa.
Delle donne che si prendevano cura di me una sola mi voleva veramente bene, non so se vedesse qualcosa in me o se fosse invaghita di mio padre e vedesse in me una parte di lui, ad ogni modo tra le sue braccia mi sentivo amata. Anche tra le braccia di mia madre, ovviamente, ma sentivo in lei una strana preoccupazione una ricerca di qualcos'altro oltre a me, io non ero sufficiente, non ero all'altezza, dovevo essere più forte, più virile, un maschio.
E' stato comunque un bell'anno in cui venivo curata, coccolata, amata, cambiata, nutrita con latte delle varie balie e sentivo il diverso sapore di ciascuna, un latte più dolce, un altro più delicato un altro più caldo.
Amavo le  passeggiate in campagna nei pressi di Greenwich, scorgevo gli scoiattolini e vedevo sfrecciare i cavalli e già quando avevo le gambette fasciate, sognavo la forza e la libertà della natura.

 

domenica 11 novembre 2012

Elisabetta I il concepimento e la nascita

E così Donald ti ho chiamato per raccontarti, perché qualcuno deve sapere quello che è nel cuore della regina.
Nel mio cuore c'è la consapevolezza di essere nata da un'unione non troppo chiara come tempi, sento dentro di me ancora quell'agitazione che ha accompagnato mia madre durante la gravidanza con quella trepidazione di dare un maschio a papà Henry, anche se sapeva bene quale potesse essere la potenza di una donna e io ero parte del suo potere assoluto.
Ricordo il giorno dell'incoronazione di mamma, in cui io ero dentro di lei e le si stringeva il cuore nel pensare di mettermi in pericolo, non sapeva in realtà se fosse pericoloso o meno ma era molto in allarme. Nello stesso tempo ho sentito la fierezza del risultato che aveva raggiunto, Westminster Abbey così meravigliosa e pronta ad accoglierla e il suo novello sposo che la incoronava.
Tutto nel suo cuore e anche nel mio era gioia e tripudio e sentivamo quel tripudio giusto e meritato, una scelta, non una nostra imposizione. Pochi lo capivano e lo condividevano, presi dalla consuetudine e da una giustizia che non sapevano nemmeno da dove venisse, da motivi che non conoscevano, senza cercare di pensare ma solo seguendo il gregge. E chi è fuori dal gregge è sempre visto male sia che sia meglio sia che sia peggio del gregge. Io nella pancia di mia madre non sapevo se ero maschio o femmina ma già sapevo che avrei dovuto essere maschio perché era meglio per governare e solo nel momento della nascita, dalle facce un po' deluse che vedevo ho capito che invece ero femmina e da lì sapevo di dover correggere le parti difettose senza far venir meno quel potere che poteva essere solo mio.

Elisabetta I introduzione

La storia di Elisabetta I è ammirevole, la regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e riccioli.
Il mio intento è di parlarne come persona, come me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.

giovedì 8 novembre 2012

La mancanza di coraggio

Mi rivedo bambina, quando aspettavo la fine delle lezioni del precettore scelto da mio padre, il patrizio Adelmo de' Goinni per correre sulla collina e giocare a nascondino con Efisio. Efisio era molto simpatico e allora non vedevo differenze nei nostri vestiti o in quello che mangiavamo o sui luoghi che frequentavamo. Era solo uno simile a me con cui giocavo volentieri. Poi, con gli anni, le differenze me le hanno spiegate e le nostre strade si sono divise.
L'ho rivisto quando avevo sui sedici anni, passeggiando per le strade del centro. "Artemisia!!!" mi chiamò facendomi un profondo inchino. "Efisio, oh sei tu!!! che sorpresa, come stai?". Non potevo dimenticare quel compagno di avventure e la pace che provavo accanto a lui. "Eh, sono tempi duri per noi, carissima, sono in cerca di lavoro e stento a trovarlo". "Mio padre sta cercando personale, per la casa e il giardino, dimmi tu, se vuoi gliene parlo" "Sarebbe splendido, gli dei ti hanno mandato!" Mi accompagnò direttamente a casa, dietro mio suggerimento e non avrei più staccato gli occhi dai suoi mentre continuavamo a chiacchierare con gioia e semplicità.
Così comincia la sua opera in casa mia senza sapere a cosa potessi andare incontro. Oltretutto era uno splendido ragazzo e scoprii in poco tempo che mi ero innamorata. Il nostro rapporto crebbe d'intensità e fu un dolore quando mio padre mi presentò Tullio, il mio promesso sposo, figlio di un influente senatore romano. Spiegai a mio padre i miei sentimenti per Efisio e vidi che per lui era poco più di una bestia e con orrore mi suggerì un matrimonio di comodo così avrei potuto avere la copertura qualunque cosa fosse successa. Non capivo. Eppure dopo aver incontrato Tullio misi in atto il mio piano e gli parlai apertamente di tutto quanto mi passava per la testa e che non avrei mai potuto amarlo. Mi abbracciò. Mi prese una mano e la baciò. "Fantastico!!!"Lui amava un'altra ma il matrimonio era conveniente anche per la sua famiglia, la nostra era molto benestante, mentre la sua aveva il potere politico, un connubio eccezionale. Pianificammo tutto. Avremmo avuto camere separate e non avremmo mai consumato, anzi il fatto che io avessi un altro uomo era per lui una notizia formidabile. Potevo concepire un erede senza coinvolgerlo, perché l'erede ci voleva, era chiaro. Mi salutò in fretta per andare a dare la bella notizia alla sua amata, mentre io avrei fatto altrettanto con Efisio.
Le cose andarono avanti in questo modo e dopo il matrimonio, dopo un breve periodo, rimasi incinta e tutto era splendido, vivevo nella stessa casa con il mio amato anche se ero sposata con un altro che però non avevo nemmeno mai baciato, andavo solo in giro in carrozza assieme.
Il mio splendido Marco, la mia gioia nel mio grembo e anche dopo è stata una gioia con una faccia imprevedibile. Lui non poteva sapere, non almeno in tenera età e giorno dopo giorno mi forzai ad insegnargli a chiamare papà Tullio.
Efisio lo serviva senza potergli dire nulla, chissà quale tortura!
I nostri rapporti si raffreddarono, io vedevo solo la parte di egoismo di Efisio e litigavamo perché secondo me quella era la soluzione migliore per tutti, soprattutto per Marco cui si prospettava uno splendido futuro in quella famiglia. Ora so che la soluzione era ottimale per me, innazi tutto.
Un giorno Efisio andò da mio padre, lo ringraziò per tutto e gli disse che voleva andare a cercare fortuna nelle colonie. Mio padre lo salutò calorosamente, lo pagò e lo benedisse.
Due giorni dopo una serva trovò il suo corpo impiccato nel sottotetto, impiccato ad una trave.
Ed oggi ti porto qua Marco, ormai grande, sulla tomba di tuo padre a raccontarti il più grande peccato di tua madre: la codardia nel voler nascondere la verità a tutto il mondo.

lunedì 5 novembre 2012

Nebbia

In mezzo alla nebbia
immagini improvvise.
Flashback o visioni...
tutto confuso
mi colpisce nel profondo
cerco di ghiacciare tutto
e di lanciare una pietra
che rompa tutto
distruggendo i castelli
che ho creato
lasciando solo
un prato profumato
di fieno fresco
dove poter nuovamente seminare
dopo una stagione
di maggese.

domenica 4 novembre 2012

Pace

Ascolto nel profondo
e vedo l'armonia
dei colori.
La consapevolezza
di poter lasciare
tutto alle spalle
pronta a ricominciare
qualunque cosa accada.
So che la direzione è quella
giusta
e il turbamento che di tanto
in tanto sento non offusca
la mia strada.
Posso decidere se sentire o meno
la sofferenza, perché tutto
ho compiuto.
E' tutto perfetto
con l'unione o
con la separazione...?
Tutto è in divenire
oggi in un modo
domani in un altro.
Destabilizzante per molti
pieno di prospettive per altri.
Tutto è decidere
chi vuoi essere.

sabato 3 novembre 2012

Trovare un fine

Un altro passo.
Il percorso è stato leggero.
Ho visto nuovi luoghi
nuove persone.
Ho imparato a donare
e a ricevere dal dono fatto.
Ho trovato la libertà
ho inseguito una perfezione.
Mi sono evoluta
non per quello che ho fatto
ma per lo spirito con cui l'ho fatto.
Con lo spirito di chi ha perso tutto
e nonostante questo può dare qualcosa.
Sento crescere la sensazione
di aver compiuto un grande gesto.
Ed è già passato il momento.
Rimane l'emozione
che illumina il mio volto
con la gioia di chi ha finito
il proprio compito.

martedì 30 ottobre 2012

Novità

Nel nulla nascono nuove idee
dal nulla una percezione.
Si riapre il dialogo
una nuova prospettiva.
Un dubbio una certezza
la realtà nella mia mente.
Si ricomincia
un nuovo giro
una nuova emozione.
Si chiude e si riapre.
Due facce dello stesso istante.
Scelgo quale guardare.
E lascio alla moneta
scegliere se vuole
vedermi o meno.

lunedì 29 ottobre 2012

sottile differenza

Vedo la sofferenza
e non soffro.
Si fa avanti un senso
di disfatta senza
sentire la sconfitta.
Solo il viaggio continua
faccio il mio pezzetto
e gli altri fanno il loro
e la combinazione
scatena sentimenti
opinioni, fatti parole
sguardi, accadimenti.
Un continuo divenire.
Le azioni senza senso
spesso creano un senso
per gli altri
trasformano in modo
assoluto le essenze
e contagiano con eventi
a cascata una marea
di esseri.
Permettersi di essere parte
della valanga è tutto ciò
che dobbiamo fare.
Semplice e faticoso.

domenica 28 ottobre 2012

Motivo

L'intenzione non cambia
le azioni sono le stesse.
Il diverso è dentro di me
qualcosa si è modificato
il motivo per cui progetto
per cui creo per cui faccio
è un altro.
Il miglioramento di me stessa
per comprendere meglio
il mondo, le persone
e l'universo dentro me.
Tendo ad azione che modificano
il mio essere interiore
perfezionandolo.
Divento più forte
più capace di seguire l'istinto
di cogliere l'attimo
più pronta al cambiamento
ad accettare le cose come devono essere
prendendo il meglio
lasciando andare il male
guardando solo il positivo.
Così il positivo si ingloba
dentro me prendendo il posto
dell'egocentrismo, del possesso
del potere sugli altri
sostituendolo con il benessere
e il potere dentro di me
e sul mio futuro.
Si disfano le ragnatele
tutto è brillante
è sfolgorante e caldo
e da questo si sprigiona
un raggio di sole che può
portare un po' di gioia
nel mondo.

sabato 27 ottobre 2012

Perseveranza

Vedo la direzione, vedo la decisione
e gioco il tutto per tutto.
Concentro la mia energia
guardo l'obiettivo
e gioco il tutto per tutto
un breve periodo,
una singola azione
in cui dare il 100%.
Poi aspettare che tutto
avvenga.
Pronta ad accettare
qualunque esito
come il migliore per me.
Sicura di voler compiere
il mio progetto
con la certezza del successo
qualunque risultato possa ottenere.
Perché non voglio
fermarmi un metro prima
di trovare l'oro
e consapevole
che potrei aver sbagliato
il posto dove cercarlo.
E qualche volta
la durezza si traveste
da rosa.

mercoledì 24 ottobre 2012

La comprensione

"Ciao Michael, sono tornata"
"Bene che mi dici, hai deciso?"
"Credo di essermi persa e ritrovata senza la tua magica medicina. Quello che è stato l'ho messo da parte. L'ho ringraziato per come mi ha formato, per quello che mi ha fatto diventare. Il male ha avuto un senso e così si è dissolto"
"Ah, ah, ah... che illluminazione hai avuto, credo che tu sia pronta, vieni con me"
Michael si avvicina al solito microscopio, seguito da Patrizia un po' titubante, cosa mai poteva farle vedere ancora?
Michael estrae dalla lente del microscopio un piccolo microfilm poi ripone una goccia di soluzione sul vetrino e mostra a Patrizia ciò che si vede.
"Ecco la realtà guarda pure"
"Michael ma non vedo nulla"
"In realtà la soluzione fisiologica c'è... Solitamente il lavoro che hai fatto tu da sola lo faccio fare a questo gnometto inventato. Con questo aggancio e l'iniezione tutti si lasciano andare e concedono al loro io più profondo di dire quello che deve dire. Di solito le persone non hanno la forza di fare il vuoto dentro di loro per ascoltarlo. Tu ora sai di averla e per questo ti ho detto la verità. Ti chiedo di non farne parola con nessuno, potrebbero aver bisogno di questo esserino nelle loro teste."

martedì 23 ottobre 2012

Fiore

.........
"E dal nulla affiora una certezza
prima quasi non ci credo
eppure è la mia strada.
Non è importante il risultato
è importante solo sapere
di dover andare in quella direzione.
Solo per me stessa.
Per non tradire me stessa.
Per non fermarmi un metro prima
di trovare la mia vena d'oro.
E così nel silenzio vedo
l'essenziale, ciò che conta
e veramente per il resto
c'è qualcuno che provvede.
Guardo indietro e quanta strada
ho percorso, quante scelte
mi hanno portato qui.
Piccoli grandi cambiamenti
in un attimo o in un flusso continuo.
Le scelte giuste mi hanno premiato
quelle sbagliate mi hanno portato
a quelle giuste.
Giusto, sbagliato...
chi può giudicare...
ieri era giusto
e oggi è diventato inutile
tanto da farmi cercare ancora...
e nel silenzio il senso affiora.
E' la mia essenza che pensavo
essere una rosa con le spine
e oggi è una delicata camelia
su un rigoglioso arbusto."
.......

sabato 20 ottobre 2012

Calma

...........
"Sento il silenzio, vedo il nulla
così posso ascoltare un solo suono
vedere un solo colore.
Vivere nell'adesso e percepire se quel che faccio
è giusto o se devo cambiare direzione.
E' giusto e le cose succedono
ogni istante ho un mondo diverso
attorno a me e ringrazio il cambiamento.
Lo accolgo e penso solo a trarne il meglio
e a dare il meglio.
Senza sosta e il mondo mi ripaga
quando scorro in armonia.
E posso essere stimolo al cambiamento
per gli altri mentre cambio io stessa.
Nel silenzio della mente
sento una forza dentro di me
e la direzione diventa chiara
e diventa poco importante con chi
penso solo a proseguire.
Proseguire ora vuol dire aspettare
in un segmento mentre curo
altre cose perchè i tempi
non sono maturi o non sono
mature le persone.
E le loro scelte."

sabato 13 ottobre 2012

Vuoto

Qualche giorno anestetizzato dalle faccende quotidiane, dal susseguirsi veloce di mille questioni.
Poi Elisabeth si ritrova nuovamente davanti al pc a concedersi di estrarre i suoi pensieri.

"Ogni gesto è pesante perché è vuoto.
La mancanza sembra impadronirsi di quanto
è attorno a me. Come un Re Mida diffondo
l'assenza. Mi sto perdendo e sto perdendo vita.
Mi abbandono a vedere quello che vorrei
e mille pensieri affiorano alla mia mente
il cambiamento è dietro l'angolo pronto
ad accogliermi e questo vuoto sta facendo
spazio perché la mia volontà profonda
è nascosta e soffocata e va liberata dall'inutile.
Ordino le stanze per iniziare a fare chiarezza
e gli oggetti suscitano ricordi. A volte è meglio
scordare, a volte è meglio ricordare
so cosa è meglio per me, so in che direzione
voglio andare, il modo non è limpido
certo arriverà.
Il vuoto di persone, di cose permette ad altre
di entrare ma è nel vuoto che avverto l'essenziale
è nel buio che si vede una sola strada
se si intravede un puntino luminoso."

martedì 9 ottobre 2012

Una risposta al dolore

Patrizia vaga per la città a piedi andando un po' a caso trascinandosi, in preda ai suoi pensieri.
Mentre oltrepassa la porta di casa si ricorda che le sarebbe piaciuto scrivere quando era piccola, quando voleva chiamarsi Elisabeth. E si dice "trasferirò il dolore nella penna ricordando la mia vita".

Prende carta e penna, o meglio un foglio vuoto sul pc e getta le parole così come le vengono

"Eccomi a ripensare e pensare ancora
lavoro inutile. Non modifica i fatti.
Soprattutto il pensare al passato
anche se vorrei far rivivere il passato
senza sosta, senza respiro e vedere
la felicità sul tuo volto, Francis.
Non c'è più nel tuo volto,
non c'è più nelle tue parole
e mi lascio sprofondare sulle ali
di un angelo che mi solleva e
mi permette di vivere ancora
e mi ricorda che abbandonandomi
all'essenza delle nostre vite
ognuno ritroverà se stesso
e il suo posto. E se quanto è in mio potere
di fare su questa terra potrà essere
migliore accanto a te,
l'angelo ci riunirà, facendoci
accoccolare assieme sulle sue ali."

sabato 6 ottobre 2012

La paura della solitudine e la solitudine delle paure

"Sì Michael ero lì a quell'evento bellissimo certo, ero contenta, ma nello stesso tempo ero un po' titubante perché ero andata da sola e vedevo solo persone accompagnate. Quando è finito tutto, mi sentivo fuori posto e sono scappata invece di socializzare, eppure c'erano un paio di persone interessanti. Sono tornata a casa e mi sono dovuta fermare in macchina perché mi veniva da piangere. Il fatto è che non so nemmeno perché, non è successo nulla, assolutamente nulla che mi potesse far piangere eppure..."
"Bene Patrizia tu non sei venuta qui per sentire la risposta da me, perché sai che la risposta è dentro di te"
"Dici che la tua iniezione magica mi potrebbe rispondere?"
"Possiamo fare un tentativo, se sei d'accordo"
"Sai che sono qua per questo, fammi vedere ancora l'omino, perpiacere"
Patrizia si avvicina al microscopio e attende che Michael metta sul vetrino la goccina magica e vede come un omino stilizzato, le si allarga il sorriso, guarda Michael, annuisce e va a sedersi sulla poltrona. Michael prepara con cura l'iniezione e si avvicina la braccio scoperto di lei e la particella intelligente comincia il viaggio dentro il corpo di Patrizia andandosi ad insediare tra i neuroni del cervello. Da lì comanda la parola mentre ha accesso ad ogni cellula.
"Patrizia ora chiudi gli occhi e attendiamo qualche minuto, mentre ti rilassi"
"Ci sei posso parlarti?"
"Ci sono, il mio nome è Mesil e vedo che vuoi che ti parli del perché Patrizia si è messa a piangere"
"Certo, tutto quello che mi puoi dire, ti ascolto"
"Bene, quando era alla festa, Patrizia ha avuto interesse per gli altri esseri umani, si divertiva, questo l'ha spaventata terribilmente anche se era una cosa per lei piacevole, perché ha cominciato a farsi domande sul dopo e cosa avrebbe detto, e cosa avrebbe fatto e cosa sarebbe successo e forse non le sarebbe stato bene.... insomma ha lasciato che le sue paure guidassero i suoi passi. Dopo aver lasciato fare a loro, si è accorta di aver perso quell'occasione di cambiamento e quindi le lacrime, simbolo sempre di due sentimenti contrastanti. Da qua sento tutti i suoi pensieri e varie cose sono successe sul suo cammino che hanno alimentato le sue paure, attorniata spesso da persone non in linea con lei."
"Mesil, tu riesci a vedere se il suo cervello sta lavorando per reagire?"
"Sì comincia a lavorare in modo da evitare il dolore in futuro, non è detto che questo lavoro porti ad un'apertura verso gli altri, la soluzione più sicura per evitare il dolore è chiudersi ancora di più in se stessi, si evita il dolore ma anche il piacere. L'unico modo è azzerare il passato, in modo che torni con lo spirito pulito come da bambina e possa agire in libertà."
"Credi di poter cominciare l'opera di pulizia?"
"Sì, ma mi rimane poco tempo ed occorre la sua collaborazione, deve essere d'accordo altrimenti in pochi giorni si riformerebbero tutte le limitazioni precedenti"
"Grazie Mesil, sei stato molto utile, ti lascio il tempo di dissolverti con calma"
"Grazie Michael, è stato un onore"
"Ciao Patrizia, bentornata, ho un messaggio per te: devi scegliere se vuoi cancellare i condizionamenti del tuo passato e ritornare con lo spirito da bambina per poter affrontare la vita o se non te la senti e preferisci semmai chiuderti in te stessa e affrontare sofferenze simili a quelle che hai già vissuto. Adesso sei scombussolata, pensaci, mi risponderai la prossima settimana"
"Sì Michael scappo che ho visto i miei limiti e ho come sognato le due strade del mio futuro, devo riprendermi, scappo... Ciao"
"Ciao Patrizia"

giovedì 4 ottobre 2012

Discorsi attorno alla caviglia

"Vedo che sei tornato... hai deciso allora la curiamo?"
"Sì Michael, il dolore diventa sempre più insopportabile eppure non la sforzo minimamente"
"Pronto allora? E magia sia..."
Inietta il solito preparato e aspetta che si rilassi ed abbia effetto.
"Bene molecola magica ti ascolto, hai un nome?"
"Sì sono Enrico, per servirti"
"Grazie Enrico, ora  dopo molto lavoro sulla mamma e sulla compagna del tuo ospite, dimmi, qual è il nocciolo della questione?"
"E' semplice, si tratta di convincere questo uomo che può essere amato senza dover essere curato allo stesso tempo"
"Molto bene, come agiamo?"
"Dobbiamo fare in modo che lui possa amare in questo modo, così potrà essere sicuro che è possibile"
"Perché lui ha avuto molta cura della moglie?"
"Certo che no, infatti non la ama, probabilmente ne è incapace proprio perché pensa che può amare solo se ha cura dell'altro e lui non può avere cura di altri, troppo occupato a piangersi"
"Quindi hai individuato la sinapsi di collegamento tra amore e cura?"
"Sì è in mano mia, la sto spezzettando, ci vorrà qualche giorno, poi scoprirà che può amare e tutto scomparirà"
"Hai già fatto? ma questo atteggiamento non lo proteggeva da qualcos'altro? Tipo solitudine e delusione?"
"Purtroppo sì anche se in realtà l'amore non contempla né compagnia nè soddisfazione totale, è solo un modo di essere, un modo naturale di essere"
"Mi hai insegnato molte cose Enrico ti ringrazio"
"Ciao ora mi spengo... addio"
"Allora tutto bene?"
"Sì Michael grazie, totalmente scombussolato peggio delle altre volte... scappo a casa, forse... scappo via e vado a stare con me stesso."
"Ok a presto!!!"

sabato 29 settembre 2012

La mamma e la caviglia

"Bene allora dottore, durante questi giorni ho pensato a lungo a mia madre e ovviamente a tutto quello che è successo e mi è venuta in mente una cosa così all'improvviso. Mi è tornato alla mente che una volta, mentre eravamo in vacanza, la mamma mi aveva voluto prendere un gioco, cosa strana così senza motivo, e io avevo la caviglia fasciata. Che io sappia non me la sono mai slogata nè rotta e so che non avevo male, ma Michael, pensi che sia stata la tua medicina a farmi ricordare..."
"E' un mezzo a volte quasi magico che attiva qualche parte del cervello..."
"Ok, non mi stai dicendo niente, sai ho fatto qualche ricerca e nessuno dico nessuno ne ha mai sentito parlare, sai mia moglie è un medico anche lei"
"Hai ragione non è prodotto da case farmaceutiche e non è nemmeno depositato nei registri del Ministero, ti posso assicurare però che se facessero un esame non troverebbero altro che soluzione fisiologica"
"Quindi niente? non è una medicina, non funziona..."
"Tu hai visto dentro il microscopio, giusto?"
"Sì, ma allora perché dici che non troverebbero niente?"
"Per il gioco delle probabilità... un'unica molecola attiva capace di parlare e di leggere i tuoi pensieri e poi di morire senza lasciare traccia in una fialetta... se esamino il contenuto senza sapere cosa cercare trovo solo la soluzione fisiologica, chiaro no?"
"Lampante e incredibile, sembra magia"
"E' la magia del nostro essere, che pensiamo di dominare e poi come vedi ci domina in tanti modi e poi la soluzione fisiologica ti fa trovare il nocciolo della questione... La uso ormai sempre più spesso e non smetto mai di meravigliarmi e di chiedermi se è sensato andare oltre con gli studi su come siamo fatti e su come è fatto il mondo..."
"Tu sei un medico, un uomo di scienza, come fai a dire così...?"
"Sembra che la natura metta ostacoli sempre più grandi man mano che noi risolviamo quello che ci si presenta e poi quando si imbocca la strada giusta tutto diventa semplice, ora hai capito il tuo male alla caviglia, vero?"
"Capito? non so... in parte mi spicerebbe non dovermene più preoccupare..."
"Esattamente, i problemi ce li creiamo a volte per risolverne altri, a volte per sostituirne altri più complicati. Quando hai male alla caviglia, tua moglie che fa?"
"Mi cura, è medico, è pure la sua specializzazione, me la massaggia, me la fascia e mi prepara il dolce che mi piace..."
"Chi te lo fa fare di rinunciare a tutto questo? Perché star bene per star male? Ti sei scelto anche la moglie in funzione del tuo problema, che vuoi ancora? e se passa? potrebbe succedere che vi lasciate"
"Dici? Impossibile, fa di tutto per guarirmi e io non cerco altro da quando ero ragazzo"
"Ultimamente hai preso la strada della cura della psiche però... Come mai? è cambiato qualcosa nella tua vita? nuove amicizie, nuove abitudini?"
"Vorrei andare in palestra a ritrovare la forma e il male alla caviglia non me lo permette, inoltre sì ci sono nuove persone al lavoro con me... Il segreto professionale vale vero? Anche se sei amico di Silvia...?"
"Certamente, sono qua per te"
"Ecco, tra queste persone c'è una donna che mi piace parecchio, abbiamo preso un caffé assieme, insomma c'è un po' più che amicizia..."
"E improvvisamente il male alla caviglia ti dà fastidio... Fammi indovinare... è una persona con cui non hai bisogno di scuse... di alibi... ti accetta così come sei..."
"Vero... almeno per ora si sa..."
"Beh decidi cosa vuoi fare della tua vita, se vuoi darle una svolta o meno, se decidi per il sì fissa un altro appuntamento con Daria e faremo passare il male alla caviglia, se preferisci mantenere le cose come stanno, ti terrai anche il dolore"

domenica 23 settembre 2012

Giacomo e il Dott. Porta

"Quindi questo preparato mi farà passare il male alla caviglia?" chiede Giacomo.
"Più esattamente ci farà capire se c'è una causa psicosomatica per il tuo male alla caviglia" risponde il Dott. Porta.
Dopo avergli iniettato il preparato contenente il minuscolo omino, Michael, il Dott. Porta, si rivolge a lui.
"Ora ti avvinghierai a Giacomo e risponderai per suo conto. Hai trovato la causa psicologica del suo male cronico?"
"Certo, sono un insieme di cause. Innanzi tutto vedo che mi ha protetto in molte occasioni, quando non volevo partecipare a qualche evento. Ma si tratta più di conseguenze."
"Bene, vedi l'episodio scatenanate, se esiste un singolo episodio?"
"Vedo mia mamma che aveva necessità di stare a casa perché la nonna non poteva tenerci quel giorno, dire che aveva mal di testa e di non poter andare al lavoro, era al telefono con il capo. Poi vedo mio papà dire che ha mal di schiena per evitare un lavoro che non gli piaceva e un po' lo preoccupava. Un giorno a scuola dovevo fare una scenetta e avevo paura di essere preso in giro perché si trattava di fare una parte buffa ed ecco che mi viene male alla caviglia e non riesco a stare in piedi. Salvo miracolosamente."
"Bene, ora di scenette non ne devi più fare, sei grande e decidi per te stesso, vedi quando ti arriva il male?"
"E' la paura che si manifesta dentro e fuori di me, e mi distrae dalla decisione rimandandola. E' servito qualche volta ad attendere tempi migliori e a semplificare le cose, altre volte mi ha impedito di cogliere il momento giusto."
"Credi che una valutazione obiettiva ti possa salvare nello stesso modo da decisioni sbagliate?"
"Difficile da dirsi, è comunque un peccato non poter andare a correre per proteggersi dalle paure"
"Cancella allora questi ricordi iniziali e trasformali in richieste senza scuse. Riscrivi piano il momento in cui hai sentito quelle parole e fagliene sentire altre, torniamo indietro nel tempo e riscriviamo quella storia, senza peraltro poter modificare gli altri momenti della sua vita."
"I ricordi di mamma sono difficili da modificare, sono molto inseriti nella area antica del cervello, hanno molte ramificazioni e mi hanno insegnato altre cose. La decisione si fa più complessa"
"Infatti molto difficile da valutare e il tempo a tua disposizione sta scadendo, tra poco torna Giacomo il malato immaginario... proseguiremo il nostro discorso in un'altra seduta"
"Beh, che dice l'omino....?" chiede Giacomo di nuovo cosciente.
"Cose interessanti, dobbiamo reincontrarci domani, ti lascio un compito, pensa a tutta la tua storia su tua madre"
"Buffo stavo pensando a lei; va bene domani alla stessa ora Michael, ci penserò"

mercoledì 19 settembre 2012

Restauro

"Dott. Porta, mi faccia capire, quindi questo entrerebbe dentro la mia mente e..."
"... e andrebbe in quella parte del cervello dov'è nascosta la causa del disagio raccontandocela e poi cancellandola" conclude Michael.
"Chiaro, cominciamo allora"
Michael lo fa accomodare come di consueto, abbassa le luci, mette una musica ipnotica fa chiudere gli occhi a Marco e gli inietta il suo magico preparato.
Dopo qualche minuto gli dice:
"Parlami Marco, cosa vedi?"
"ci sono io, assieme alla mia donna. Voglio che lei mi ami così come sono, lei è brava è gentile è intelligente e io non mi sento alla sua altezza. Devo sottometterla per valere qualcosa e mi convinco che sia la cosa giusta. Sono riuscito a piegarla al mio volere, forse per paura, forse per sensi di colpa. Sono contento mentre vedo che lei si autodistrugge, ma non mi importa, perché so che quello è l'unico modo per averla. Mi sento in diritto di farlo perché lei mi ha tradito e io non posso essere tradito, è una mancanza di rispetto troppo grande. Lei non mi vuole più ma deve stare con me perché io lo voglio!"
"Cosa ti dice lei?"
"Lei mi dice che non ce la fa più, io sentivo che per lei era uno sforzo stare con me e questo mi eccitava ancora di più. Poi dopo mesi lei mi dice che non ce la fa più e io non capisco perché, ma la amo e lo accetto, lei cadrà di nuovo e io stimolerò di nuovo i sensi di colpa. Nessuno mi ha mai amato come lei. E' il mio raggio di sole. Anche quando è triste. Ho bisogno di quella tristezza. Lei capirà lo sforzo che faccio a non stare con lei. Ma poi non è andata così, mi ha lasciato e io sono poco. Non mi merito nulla"
"Ti ha spiegato le ragioni per cui ti ha lasciato?"
"Non ho capito. Sicuramente non ero abbastanza"
"Se tu potessi saperle, quali sarebbero?"
"Non mi sono occupato della famiglia, non le sono stato vicino."
"Perché non l'hai fatto?"
"Non ero in grado, non era la mia vita, io non sono per una vita comune"
"Quindi hai fatto grandi cose fuori casa..."
"No, non riesco a combinare niente, me lo diceva sempre mia mamma"
"Riesci a visualizzare tua mamma?"
"Sì eccola"
"Ora voglio che tu la abbracci e accetti il fatto che è una persona e può avere un'opinione non avere sempre ragione, ma solo un'opinione"
"La sto abbracciando, la vedo come una persona, mi sembra più piccolina ora, sì da adulto so che può aver sbagliato"
"Bravo, ora lasciala andare e allontanati da lei, dille quello che credi"
"Mamma vai ora sono grande e so da solo qual è la mia vita"
"Ora torna dalla tua donna, abbracciala e dille che la perdoni e fatti dire che ti perdona e poi lasciala per la sua strada"
"La vedo, la stringo e so che devo lasciarla andare, ti perdono, perdonami anche tu. Lei mi dice che l'esperienza l'ha fatta diventare come è ora con meno paure e capace di affrontare qualsiasi situazione. Vai ora, le dico, lei si gira e se ne va per sempre"
"Bene Marco, ora espandi la tua sicurezza, i tuoi successi i tuoi momenti belli e lascia che prendano il posto del vuoto, fissali e dopo averli fissati ti sveglierai con una sicurezza che non hai mai avuto"
"Salve Dottore, sto bene sa... ma cosa è successo?"
"Bentornato Marco, tutto meravigliosamente bene, vai a casa e fissa un appuntamento con  Daria tra qualche giorno così poi ne parliamo"
"Ok Dottore sarò puntuale, arrivederci"
"Arrivederci Marco"

lunedì 17 settembre 2012

Dottor Porta

"Studio del Dott. Porta, Buongiorno!"
"Salve Daria, vorrei prenotare la seconda seduta, sono Stefania Borghesi"
"Sì, bene Stefania, oggi si è liberato un posto alle 15"
"Sì, va bene, ci vediamo oggi"
14.55 puntuale Stefania arriva e si siede nella sala d'aspetto.
Arriva Michael, il Dott. Porta e le dice
"Ciao Stefania, che ci fai qua?"
"Ho prenotato Michael... c'è qualche problema?"
"Se sei qua sicuramente, vedo che siamo sulla difensiva, accomodati che chiacchieriamo un po'"
Stefania si lascia scappare un sorriso, piegando la testa in avanti, poi si risolleva e si affretta nel raggiungere Michael ormai quasi arrivato alla poltrona mentre pensa "per essere un ometto magrolino e piccoletto è un razzo"
"Fammi capire Stefania perché hai voluto la seconda seduta, la prima non ti è piaciuta?"
"Ma Michael, no tutto l'opposto... certo sono uscita un po' stranita, mi sembrava di non aver fatto nulla, invece nel giro di qualche giorno ho cominciato ad avere pensieri diversi e volevo capire meglio"
"Ok capiamo, quali pensieri hai avuto?"
"Beh sai che sono arrivata dicendo che mi avevano diagnosticato tutti gli psichiatri manie di persecuzione, e che ritenevo che non fosse proprio giusto, perché certo, mi accadono tante cose... mi fermano tutte le pattuglie per strada... mi incolpano spesso di cose che accadono al lavoro... a mio marito non va bene come cucino... comunque si tratta di cose oggettive, succedono ed ero arrivata a pensare a qualche cosa di qualche forza superiore... sai cosa intendo. Beh ci siamo visti mercoledì scorso, e sabato mattina mi sono svegliata e non so cos'avessi sognato, fatto sta che mi è sorto un dubbio, un dubbio atroce... ma io posso decidere che non sia più così? cioé se questo dipende da un qualcosa che mi hanno messo addosso, allora me lo posso togliere giusto?"
"Stefania, mentre stai lì seduta in poltrona, in questa magnifica giornata di sole, con le spalle un po' più sollevate di mercoledì scorso, guardandomi dritto in faccia e aspettando un confronto sincero, il tuo dubbio è l'inizio della soluzione, ne sono certo. Come prima pensavi di essere una condannata, come te ne vagavi da un dottore all'altro, in cerca di una pillola miracolosa, come a mettere la tua vita nelle mani di un farmacista, ora sei pronta a prendere in mano il tuo destino, a cambiare quello che hanno messo dentro di te. Tu hai visto giusto, d'altronde chi ci conosce meglio di noi stessi... Siamo qua per imparare ogni giorno e hai imparato una cosa molto importante: un piccolo e breve incontro può cambiare la nostra essenza, deve solo colpire il punto corretto."
"Sì Michael, in realtà non mi hai detto molto la volta scorsa, mi hai ascoltato con brevi interruzioni e cosa è successo? me lo sai spiegare?"
"Ho detto quanto bastava a scatenare la giusta reazione... ora tutto sarà in discesa, non troverai difficoltà alcuna, ma certo il viaggio può essere lungo, pensaci se vuoi ho una scorciatoia"
"Oh sì il tempo è prezioso e ne ho sprecato tanto... parlami di questa scorciatoia"
"E'semplice, vieni qua" Michael le fa cenno di seguirlo alla scrivania, vicino al monitor di un microscopio.
"Vedi, prendo una goccia di questo speciale composto e guarda nel monitor"
"Cos'è questo? Sembra un omino!!!"
"Ssstt, è un segreto, un preparato incredibile, te lo posso iniettare, lui va dentro il cervello e parla al tuo posto e ottiene tutte le risposte, le cose cambiano all'istante e si assestano in pochi giorni"
"L'hai già provato?"
"Prima di tutto su me stesso, eccezionale, e su qualche paziente, che aveva la giusta spinta per rischiare"
"Proviamo immediatamente"
"Siediti comoda mentre preparo l'iniezione"
"ora chiudi gli occhi mentre ti inietto il liquido"
"e rilassati"
"tra poco ti sentirai intorpidita e lascerai che sia l'omino a parlare al tuo posto"
"ecco è il momento, al mio tre io ti chiedo parla. Uno.... due..... tre..."
"Eccomi" dice una voce un po' roca.
"Sono Stefania, sono molto arrabbiata perché non riesco a fare quello che devo. Ho sempre paura, non va bene niente, come quando ero piccola e mia mamma mi diceva che dovevo fare meglio e a me sembrava di aver dato tutto. Sei pigra, non combinerai mai niente nella vita."
"Bene ora Stefania, prendi questa frase e gettala via, tu non devi dimostrare niente a nessuno"
"ok l'ho gettata"
"Guarda bene, vedi qualcos'altro che dà fastidio"
"Il mio vicino di banco di seconda elementare, ero molto arrabbiata e avevo detto una parolaccia, perché mi avevano fatto male mi avevano dato un pugno e lui mi ha detto che non sarei mai stata una donna con quel linguaggio"
"Prendi il compagno e gettalo, almeno la sua  frase..."
"Fatto"
"Ora vedi qualcos'altro che dà fastidio?"
"Per ora nulla, ma le voragini che abbiamo lasciato sono molto ampie"
"Riesci a trovare un abbraccio della mamma?"
"Trovato"
"Lascia che il calore si espanda per ricoprire quella brutta frase"
"Si è espanso"
"Vedi una cara amica delle elementari?"
"Sì Chiara"
"Lascia che Chiara dica a Stefania che ogni tanto ci si può lasciare andare"
"Bene è tutto a posto"
"Perfetto Stefania, al mio tre tu ti sveglierai e riprenderai il controllo. Uno.... due.... tre...."
"Oh Michael, è finito? ho visto mia mamma e anche la scuola..."
"Sì l'omino mi ha parlato di quello, abbiamo tolto un paio di cose dalla tua testa, come ti senti?"
"Bene e sicura di me, come non mi sentivo da anni"
"Per oggi abbiamo finito"
"Sì ma l'omino... come esce...?"
"Ha fatto il suo dovere, è così minuscolo che si confonderà con le tue cellule e poi scomparirà, non temere"
Da quel giorno Stefania guarda il mondo con occhi nuovi, occhi da bambina e soprattutto guarda lo specchio con occhi diversi.
 
 

domenica 16 settembre 2012

La gatta

E' tenera la mia Corry, la mia gattina, mi segue ovunque per casa. Mi sveglia al mattino strusciandosi addosso a me, non mi lascia la sera e si accuccia sulle mie gambe mentre sono sul divano. C'è un legame, c'è la voglia di stare insieme. Le piace essere accarezzata e coccolata.
Quando è arrivata e la portavo sul balcone, si aggrappava con le unghie alla mia carne e non mi lasciava, qualcosa la spaventava, anche sulla ringhiera della scala interna. Così non ha mai voluto uscire, il suo mondo è il mio appartamento, è la regina del divano, e anche delle sedie della cucina e se dimentico un maglione... poi lo ritrovo ricolmo dei suoi peli.
Un giorno ho deciso che non era giusto non farle conoscere la sua alternativa, il mondo esterno. L'ho presa in braccio, l'ho portata giù per le scale e lei era un po' stranita, non capiva cosa stessi facendo. Arrivata in fondo alle scale, quello era il limite massimo cui era mai arrivata, ho aperto la porta e lei se ne è stata in braccio mentre ho attraversato il garage e  poi ho fatto due passi fuori, quando ha cominciato a miagolare in modo disperato, spaventato. Meaw meaw, e non scendeva se ne stava lì in braccio come un bambino dipendente dalla mamma, da me. Mi sono girata e sono tornata in casa, lei era contenta e anche ora è qua dietro lo schermo che sonnecchia.
Il suo mondo è questo, non conosce quello fuori, dove ci sono i gatti che tanto anela quando è in calore, dove ci sono gli animali da catturare a volontà, quando ora è una festa quando entra una farfalla in casa e se la insegue e ci gioca. Lei non lo sa. E non vuole saperlo.E si spaventa se voglio dirglielo.
Mentre la riportavo in casa mi chiedevo: qual è la mia porta sul garage? cosa non voglio conoscere e invece è meraviglioso o comunque una nuova avventura? può essere un lavoro diverso, un'amicizia nuova, cui tante volte ci chiudiamo perché non sappiamo cosa sarà dopo. O forse perché siamo ancorati al nostro piccolo appartamento dove sappiamo che c'è la ciotola piena e nessuno che ci graffia o ci morde e continuiamo a correre e saltare dal divano al cesto aspettando che entri una farfalla, mentre altri decidono quale sarà la nostra vita.