domenica 11 novembre 2012

Elisabetta I il concepimento e la nascita

E così Donald ti ho chiamato per raccontarti, perché qualcuno deve sapere quello che è nel cuore della regina.
Nel mio cuore c'è la consapevolezza di essere nata da un'unione non troppo chiara come tempi, sento dentro di me ancora quell'agitazione che ha accompagnato mia madre durante la gravidanza con quella trepidazione di dare un maschio a papà Henry, anche se sapeva bene quale potesse essere la potenza di una donna e io ero parte del suo potere assoluto.
Ricordo il giorno dell'incoronazione di mamma, in cui io ero dentro di lei e le si stringeva il cuore nel pensare di mettermi in pericolo, non sapeva in realtà se fosse pericoloso o meno ma era molto in allarme. Nello stesso tempo ho sentito la fierezza del risultato che aveva raggiunto, Westminster Abbey così meravigliosa e pronta ad accoglierla e il suo novello sposo che la incoronava.
Tutto nel suo cuore e anche nel mio era gioia e tripudio e sentivamo quel tripudio giusto e meritato, una scelta, non una nostra imposizione. Pochi lo capivano e lo condividevano, presi dalla consuetudine e da una giustizia che non sapevano nemmeno da dove venisse, da motivi che non conoscevano, senza cercare di pensare ma solo seguendo il gregge. E chi è fuori dal gregge è sempre visto male sia che sia meglio sia che sia peggio del gregge. Io nella pancia di mia madre non sapevo se ero maschio o femmina ma già sapevo che avrei dovuto essere maschio perché era meglio per governare e solo nel momento della nascita, dalle facce un po' deluse che vedevo ho capito che invece ero femmina e da lì sapevo di dover correggere le parti difettose senza far venir meno quel potere che poteva essere solo mio.

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