La storia di Elisabetta I è ammirevole, la
regina vergine, di cui tanto si parla in film e romanzi. La ricordiamo con la
faccia tutta truccata in modo bianchissimo e con i capelli corti e
riccioli.
Il mio intento è di parlarne come persona, come
me la immagino, un po' più umana, più vicina a noi anche se sempre reale. Non è
mia intenzione fare un trattato storico e se qualcuno vuole puntualizzare con
qualche informazione è chiaramente possibile inserire un commento.
A un anno muovevo i primi passi con facilità seguendo le tate e sorridendo a mia madre. Lei mi sorrideva e mi abbracciava, ma mai quando c'era papà: allora mi trattava con un po' di distanza. Ero curiosa e volevo sapere come funzionava tutto attorno a me e pochi erano disposti a spiegarmelo. Tutti però mi sapevano dire come dovevo stare a tavola e come dovessi fare l'inchino e quale vestito fosse meglio mettere. Per me tutte le cose da imparare erano importanti, tutto era nuovo e il mio mondo era fatto di vestiti e di piccoli balletti. Il momento più bello era il gioco nel prato lì a Greenwich. Ricordo la prima volta in cui ho visto uno scoiattolino, mi sono fermata con un viso con un'espressione simile alla sua e ci siamo guardati, piccole creature in questo mondo in mezzo agli alberi mentre il vento faceva muovere le nuvole veloci sopra di noi. Poi mi sono resa conto di essere più grande e più potenete e ho cominciato ad inseguirlo mentre lui sgusciava ovunque e ridevo di quel gioco.
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