giovedì 8 novembre 2012

La mancanza di coraggio

Mi rivedo bambina, quando aspettavo la fine delle lezioni del precettore scelto da mio padre, il patrizio Adelmo de' Goinni per correre sulla collina e giocare a nascondino con Efisio. Efisio era molto simpatico e allora non vedevo differenze nei nostri vestiti o in quello che mangiavamo o sui luoghi che frequentavamo. Era solo uno simile a me con cui giocavo volentieri. Poi, con gli anni, le differenze me le hanno spiegate e le nostre strade si sono divise.
L'ho rivisto quando avevo sui sedici anni, passeggiando per le strade del centro. "Artemisia!!!" mi chiamò facendomi un profondo inchino. "Efisio, oh sei tu!!! che sorpresa, come stai?". Non potevo dimenticare quel compagno di avventure e la pace che provavo accanto a lui. "Eh, sono tempi duri per noi, carissima, sono in cerca di lavoro e stento a trovarlo". "Mio padre sta cercando personale, per la casa e il giardino, dimmi tu, se vuoi gliene parlo" "Sarebbe splendido, gli dei ti hanno mandato!" Mi accompagnò direttamente a casa, dietro mio suggerimento e non avrei più staccato gli occhi dai suoi mentre continuavamo a chiacchierare con gioia e semplicità.
Così comincia la sua opera in casa mia senza sapere a cosa potessi andare incontro. Oltretutto era uno splendido ragazzo e scoprii in poco tempo che mi ero innamorata. Il nostro rapporto crebbe d'intensità e fu un dolore quando mio padre mi presentò Tullio, il mio promesso sposo, figlio di un influente senatore romano. Spiegai a mio padre i miei sentimenti per Efisio e vidi che per lui era poco più di una bestia e con orrore mi suggerì un matrimonio di comodo così avrei potuto avere la copertura qualunque cosa fosse successa. Non capivo. Eppure dopo aver incontrato Tullio misi in atto il mio piano e gli parlai apertamente di tutto quanto mi passava per la testa e che non avrei mai potuto amarlo. Mi abbracciò. Mi prese una mano e la baciò. "Fantastico!!!"Lui amava un'altra ma il matrimonio era conveniente anche per la sua famiglia, la nostra era molto benestante, mentre la sua aveva il potere politico, un connubio eccezionale. Pianificammo tutto. Avremmo avuto camere separate e non avremmo mai consumato, anzi il fatto che io avessi un altro uomo era per lui una notizia formidabile. Potevo concepire un erede senza coinvolgerlo, perché l'erede ci voleva, era chiaro. Mi salutò in fretta per andare a dare la bella notizia alla sua amata, mentre io avrei fatto altrettanto con Efisio.
Le cose andarono avanti in questo modo e dopo il matrimonio, dopo un breve periodo, rimasi incinta e tutto era splendido, vivevo nella stessa casa con il mio amato anche se ero sposata con un altro che però non avevo nemmeno mai baciato, andavo solo in giro in carrozza assieme.
Il mio splendido Marco, la mia gioia nel mio grembo e anche dopo è stata una gioia con una faccia imprevedibile. Lui non poteva sapere, non almeno in tenera età e giorno dopo giorno mi forzai ad insegnargli a chiamare papà Tullio.
Efisio lo serviva senza potergli dire nulla, chissà quale tortura!
I nostri rapporti si raffreddarono, io vedevo solo la parte di egoismo di Efisio e litigavamo perché secondo me quella era la soluzione migliore per tutti, soprattutto per Marco cui si prospettava uno splendido futuro in quella famiglia. Ora so che la soluzione era ottimale per me, innazi tutto.
Un giorno Efisio andò da mio padre, lo ringraziò per tutto e gli disse che voleva andare a cercare fortuna nelle colonie. Mio padre lo salutò calorosamente, lo pagò e lo benedisse.
Due giorni dopo una serva trovò il suo corpo impiccato nel sottotetto, impiccato ad una trave.
Ed oggi ti porto qua Marco, ormai grande, sulla tomba di tuo padre a raccontarti il più grande peccato di tua madre: la codardia nel voler nascondere la verità a tutto il mondo.

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