sabato 29 settembre 2012

La mamma e la caviglia

"Bene allora dottore, durante questi giorni ho pensato a lungo a mia madre e ovviamente a tutto quello che è successo e mi è venuta in mente una cosa così all'improvviso. Mi è tornato alla mente che una volta, mentre eravamo in vacanza, la mamma mi aveva voluto prendere un gioco, cosa strana così senza motivo, e io avevo la caviglia fasciata. Che io sappia non me la sono mai slogata nè rotta e so che non avevo male, ma Michael, pensi che sia stata la tua medicina a farmi ricordare..."
"E' un mezzo a volte quasi magico che attiva qualche parte del cervello..."
"Ok, non mi stai dicendo niente, sai ho fatto qualche ricerca e nessuno dico nessuno ne ha mai sentito parlare, sai mia moglie è un medico anche lei"
"Hai ragione non è prodotto da case farmaceutiche e non è nemmeno depositato nei registri del Ministero, ti posso assicurare però che se facessero un esame non troverebbero altro che soluzione fisiologica"
"Quindi niente? non è una medicina, non funziona..."
"Tu hai visto dentro il microscopio, giusto?"
"Sì, ma allora perché dici che non troverebbero niente?"
"Per il gioco delle probabilità... un'unica molecola attiva capace di parlare e di leggere i tuoi pensieri e poi di morire senza lasciare traccia in una fialetta... se esamino il contenuto senza sapere cosa cercare trovo solo la soluzione fisiologica, chiaro no?"
"Lampante e incredibile, sembra magia"
"E' la magia del nostro essere, che pensiamo di dominare e poi come vedi ci domina in tanti modi e poi la soluzione fisiologica ti fa trovare il nocciolo della questione... La uso ormai sempre più spesso e non smetto mai di meravigliarmi e di chiedermi se è sensato andare oltre con gli studi su come siamo fatti e su come è fatto il mondo..."
"Tu sei un medico, un uomo di scienza, come fai a dire così...?"
"Sembra che la natura metta ostacoli sempre più grandi man mano che noi risolviamo quello che ci si presenta e poi quando si imbocca la strada giusta tutto diventa semplice, ora hai capito il tuo male alla caviglia, vero?"
"Capito? non so... in parte mi spicerebbe non dovermene più preoccupare..."
"Esattamente, i problemi ce li creiamo a volte per risolverne altri, a volte per sostituirne altri più complicati. Quando hai male alla caviglia, tua moglie che fa?"
"Mi cura, è medico, è pure la sua specializzazione, me la massaggia, me la fascia e mi prepara il dolce che mi piace..."
"Chi te lo fa fare di rinunciare a tutto questo? Perché star bene per star male? Ti sei scelto anche la moglie in funzione del tuo problema, che vuoi ancora? e se passa? potrebbe succedere che vi lasciate"
"Dici? Impossibile, fa di tutto per guarirmi e io non cerco altro da quando ero ragazzo"
"Ultimamente hai preso la strada della cura della psiche però... Come mai? è cambiato qualcosa nella tua vita? nuove amicizie, nuove abitudini?"
"Vorrei andare in palestra a ritrovare la forma e il male alla caviglia non me lo permette, inoltre sì ci sono nuove persone al lavoro con me... Il segreto professionale vale vero? Anche se sei amico di Silvia...?"
"Certamente, sono qua per te"
"Ecco, tra queste persone c'è una donna che mi piace parecchio, abbiamo preso un caffé assieme, insomma c'è un po' più che amicizia..."
"E improvvisamente il male alla caviglia ti dà fastidio... Fammi indovinare... è una persona con cui non hai bisogno di scuse... di alibi... ti accetta così come sei..."
"Vero... almeno per ora si sa..."
"Beh decidi cosa vuoi fare della tua vita, se vuoi darle una svolta o meno, se decidi per il sì fissa un altro appuntamento con Daria e faremo passare il male alla caviglia, se preferisci mantenere le cose come stanno, ti terrai anche il dolore"

domenica 23 settembre 2012

Giacomo e il Dott. Porta

"Quindi questo preparato mi farà passare il male alla caviglia?" chiede Giacomo.
"Più esattamente ci farà capire se c'è una causa psicosomatica per il tuo male alla caviglia" risponde il Dott. Porta.
Dopo avergli iniettato il preparato contenente il minuscolo omino, Michael, il Dott. Porta, si rivolge a lui.
"Ora ti avvinghierai a Giacomo e risponderai per suo conto. Hai trovato la causa psicologica del suo male cronico?"
"Certo, sono un insieme di cause. Innanzi tutto vedo che mi ha protetto in molte occasioni, quando non volevo partecipare a qualche evento. Ma si tratta più di conseguenze."
"Bene, vedi l'episodio scatenanate, se esiste un singolo episodio?"
"Vedo mia mamma che aveva necessità di stare a casa perché la nonna non poteva tenerci quel giorno, dire che aveva mal di testa e di non poter andare al lavoro, era al telefono con il capo. Poi vedo mio papà dire che ha mal di schiena per evitare un lavoro che non gli piaceva e un po' lo preoccupava. Un giorno a scuola dovevo fare una scenetta e avevo paura di essere preso in giro perché si trattava di fare una parte buffa ed ecco che mi viene male alla caviglia e non riesco a stare in piedi. Salvo miracolosamente."
"Bene, ora di scenette non ne devi più fare, sei grande e decidi per te stesso, vedi quando ti arriva il male?"
"E' la paura che si manifesta dentro e fuori di me, e mi distrae dalla decisione rimandandola. E' servito qualche volta ad attendere tempi migliori e a semplificare le cose, altre volte mi ha impedito di cogliere il momento giusto."
"Credi che una valutazione obiettiva ti possa salvare nello stesso modo da decisioni sbagliate?"
"Difficile da dirsi, è comunque un peccato non poter andare a correre per proteggersi dalle paure"
"Cancella allora questi ricordi iniziali e trasformali in richieste senza scuse. Riscrivi piano il momento in cui hai sentito quelle parole e fagliene sentire altre, torniamo indietro nel tempo e riscriviamo quella storia, senza peraltro poter modificare gli altri momenti della sua vita."
"I ricordi di mamma sono difficili da modificare, sono molto inseriti nella area antica del cervello, hanno molte ramificazioni e mi hanno insegnato altre cose. La decisione si fa più complessa"
"Infatti molto difficile da valutare e il tempo a tua disposizione sta scadendo, tra poco torna Giacomo il malato immaginario... proseguiremo il nostro discorso in un'altra seduta"
"Beh, che dice l'omino....?" chiede Giacomo di nuovo cosciente.
"Cose interessanti, dobbiamo reincontrarci domani, ti lascio un compito, pensa a tutta la tua storia su tua madre"
"Buffo stavo pensando a lei; va bene domani alla stessa ora Michael, ci penserò"

mercoledì 19 settembre 2012

Restauro

"Dott. Porta, mi faccia capire, quindi questo entrerebbe dentro la mia mente e..."
"... e andrebbe in quella parte del cervello dov'è nascosta la causa del disagio raccontandocela e poi cancellandola" conclude Michael.
"Chiaro, cominciamo allora"
Michael lo fa accomodare come di consueto, abbassa le luci, mette una musica ipnotica fa chiudere gli occhi a Marco e gli inietta il suo magico preparato.
Dopo qualche minuto gli dice:
"Parlami Marco, cosa vedi?"
"ci sono io, assieme alla mia donna. Voglio che lei mi ami così come sono, lei è brava è gentile è intelligente e io non mi sento alla sua altezza. Devo sottometterla per valere qualcosa e mi convinco che sia la cosa giusta. Sono riuscito a piegarla al mio volere, forse per paura, forse per sensi di colpa. Sono contento mentre vedo che lei si autodistrugge, ma non mi importa, perché so che quello è l'unico modo per averla. Mi sento in diritto di farlo perché lei mi ha tradito e io non posso essere tradito, è una mancanza di rispetto troppo grande. Lei non mi vuole più ma deve stare con me perché io lo voglio!"
"Cosa ti dice lei?"
"Lei mi dice che non ce la fa più, io sentivo che per lei era uno sforzo stare con me e questo mi eccitava ancora di più. Poi dopo mesi lei mi dice che non ce la fa più e io non capisco perché, ma la amo e lo accetto, lei cadrà di nuovo e io stimolerò di nuovo i sensi di colpa. Nessuno mi ha mai amato come lei. E' il mio raggio di sole. Anche quando è triste. Ho bisogno di quella tristezza. Lei capirà lo sforzo che faccio a non stare con lei. Ma poi non è andata così, mi ha lasciato e io sono poco. Non mi merito nulla"
"Ti ha spiegato le ragioni per cui ti ha lasciato?"
"Non ho capito. Sicuramente non ero abbastanza"
"Se tu potessi saperle, quali sarebbero?"
"Non mi sono occupato della famiglia, non le sono stato vicino."
"Perché non l'hai fatto?"
"Non ero in grado, non era la mia vita, io non sono per una vita comune"
"Quindi hai fatto grandi cose fuori casa..."
"No, non riesco a combinare niente, me lo diceva sempre mia mamma"
"Riesci a visualizzare tua mamma?"
"Sì eccola"
"Ora voglio che tu la abbracci e accetti il fatto che è una persona e può avere un'opinione non avere sempre ragione, ma solo un'opinione"
"La sto abbracciando, la vedo come una persona, mi sembra più piccolina ora, sì da adulto so che può aver sbagliato"
"Bravo, ora lasciala andare e allontanati da lei, dille quello che credi"
"Mamma vai ora sono grande e so da solo qual è la mia vita"
"Ora torna dalla tua donna, abbracciala e dille che la perdoni e fatti dire che ti perdona e poi lasciala per la sua strada"
"La vedo, la stringo e so che devo lasciarla andare, ti perdono, perdonami anche tu. Lei mi dice che l'esperienza l'ha fatta diventare come è ora con meno paure e capace di affrontare qualsiasi situazione. Vai ora, le dico, lei si gira e se ne va per sempre"
"Bene Marco, ora espandi la tua sicurezza, i tuoi successi i tuoi momenti belli e lascia che prendano il posto del vuoto, fissali e dopo averli fissati ti sveglierai con una sicurezza che non hai mai avuto"
"Salve Dottore, sto bene sa... ma cosa è successo?"
"Bentornato Marco, tutto meravigliosamente bene, vai a casa e fissa un appuntamento con  Daria tra qualche giorno così poi ne parliamo"
"Ok Dottore sarò puntuale, arrivederci"
"Arrivederci Marco"

lunedì 17 settembre 2012

Dottor Porta

"Studio del Dott. Porta, Buongiorno!"
"Salve Daria, vorrei prenotare la seconda seduta, sono Stefania Borghesi"
"Sì, bene Stefania, oggi si è liberato un posto alle 15"
"Sì, va bene, ci vediamo oggi"
14.55 puntuale Stefania arriva e si siede nella sala d'aspetto.
Arriva Michael, il Dott. Porta e le dice
"Ciao Stefania, che ci fai qua?"
"Ho prenotato Michael... c'è qualche problema?"
"Se sei qua sicuramente, vedo che siamo sulla difensiva, accomodati che chiacchieriamo un po'"
Stefania si lascia scappare un sorriso, piegando la testa in avanti, poi si risolleva e si affretta nel raggiungere Michael ormai quasi arrivato alla poltrona mentre pensa "per essere un ometto magrolino e piccoletto è un razzo"
"Fammi capire Stefania perché hai voluto la seconda seduta, la prima non ti è piaciuta?"
"Ma Michael, no tutto l'opposto... certo sono uscita un po' stranita, mi sembrava di non aver fatto nulla, invece nel giro di qualche giorno ho cominciato ad avere pensieri diversi e volevo capire meglio"
"Ok capiamo, quali pensieri hai avuto?"
"Beh sai che sono arrivata dicendo che mi avevano diagnosticato tutti gli psichiatri manie di persecuzione, e che ritenevo che non fosse proprio giusto, perché certo, mi accadono tante cose... mi fermano tutte le pattuglie per strada... mi incolpano spesso di cose che accadono al lavoro... a mio marito non va bene come cucino... comunque si tratta di cose oggettive, succedono ed ero arrivata a pensare a qualche cosa di qualche forza superiore... sai cosa intendo. Beh ci siamo visti mercoledì scorso, e sabato mattina mi sono svegliata e non so cos'avessi sognato, fatto sta che mi è sorto un dubbio, un dubbio atroce... ma io posso decidere che non sia più così? cioé se questo dipende da un qualcosa che mi hanno messo addosso, allora me lo posso togliere giusto?"
"Stefania, mentre stai lì seduta in poltrona, in questa magnifica giornata di sole, con le spalle un po' più sollevate di mercoledì scorso, guardandomi dritto in faccia e aspettando un confronto sincero, il tuo dubbio è l'inizio della soluzione, ne sono certo. Come prima pensavi di essere una condannata, come te ne vagavi da un dottore all'altro, in cerca di una pillola miracolosa, come a mettere la tua vita nelle mani di un farmacista, ora sei pronta a prendere in mano il tuo destino, a cambiare quello che hanno messo dentro di te. Tu hai visto giusto, d'altronde chi ci conosce meglio di noi stessi... Siamo qua per imparare ogni giorno e hai imparato una cosa molto importante: un piccolo e breve incontro può cambiare la nostra essenza, deve solo colpire il punto corretto."
"Sì Michael, in realtà non mi hai detto molto la volta scorsa, mi hai ascoltato con brevi interruzioni e cosa è successo? me lo sai spiegare?"
"Ho detto quanto bastava a scatenare la giusta reazione... ora tutto sarà in discesa, non troverai difficoltà alcuna, ma certo il viaggio può essere lungo, pensaci se vuoi ho una scorciatoia"
"Oh sì il tempo è prezioso e ne ho sprecato tanto... parlami di questa scorciatoia"
"E'semplice, vieni qua" Michael le fa cenno di seguirlo alla scrivania, vicino al monitor di un microscopio.
"Vedi, prendo una goccia di questo speciale composto e guarda nel monitor"
"Cos'è questo? Sembra un omino!!!"
"Ssstt, è un segreto, un preparato incredibile, te lo posso iniettare, lui va dentro il cervello e parla al tuo posto e ottiene tutte le risposte, le cose cambiano all'istante e si assestano in pochi giorni"
"L'hai già provato?"
"Prima di tutto su me stesso, eccezionale, e su qualche paziente, che aveva la giusta spinta per rischiare"
"Proviamo immediatamente"
"Siediti comoda mentre preparo l'iniezione"
"ora chiudi gli occhi mentre ti inietto il liquido"
"e rilassati"
"tra poco ti sentirai intorpidita e lascerai che sia l'omino a parlare al tuo posto"
"ecco è il momento, al mio tre io ti chiedo parla. Uno.... due..... tre..."
"Eccomi" dice una voce un po' roca.
"Sono Stefania, sono molto arrabbiata perché non riesco a fare quello che devo. Ho sempre paura, non va bene niente, come quando ero piccola e mia mamma mi diceva che dovevo fare meglio e a me sembrava di aver dato tutto. Sei pigra, non combinerai mai niente nella vita."
"Bene ora Stefania, prendi questa frase e gettala via, tu non devi dimostrare niente a nessuno"
"ok l'ho gettata"
"Guarda bene, vedi qualcos'altro che dà fastidio"
"Il mio vicino di banco di seconda elementare, ero molto arrabbiata e avevo detto una parolaccia, perché mi avevano fatto male mi avevano dato un pugno e lui mi ha detto che non sarei mai stata una donna con quel linguaggio"
"Prendi il compagno e gettalo, almeno la sua  frase..."
"Fatto"
"Ora vedi qualcos'altro che dà fastidio?"
"Per ora nulla, ma le voragini che abbiamo lasciato sono molto ampie"
"Riesci a trovare un abbraccio della mamma?"
"Trovato"
"Lascia che il calore si espanda per ricoprire quella brutta frase"
"Si è espanso"
"Vedi una cara amica delle elementari?"
"Sì Chiara"
"Lascia che Chiara dica a Stefania che ogni tanto ci si può lasciare andare"
"Bene è tutto a posto"
"Perfetto Stefania, al mio tre tu ti sveglierai e riprenderai il controllo. Uno.... due.... tre...."
"Oh Michael, è finito? ho visto mia mamma e anche la scuola..."
"Sì l'omino mi ha parlato di quello, abbiamo tolto un paio di cose dalla tua testa, come ti senti?"
"Bene e sicura di me, come non mi sentivo da anni"
"Per oggi abbiamo finito"
"Sì ma l'omino... come esce...?"
"Ha fatto il suo dovere, è così minuscolo che si confonderà con le tue cellule e poi scomparirà, non temere"
Da quel giorno Stefania guarda il mondo con occhi nuovi, occhi da bambina e soprattutto guarda lo specchio con occhi diversi.
 
 

domenica 16 settembre 2012

La gatta

E' tenera la mia Corry, la mia gattina, mi segue ovunque per casa. Mi sveglia al mattino strusciandosi addosso a me, non mi lascia la sera e si accuccia sulle mie gambe mentre sono sul divano. C'è un legame, c'è la voglia di stare insieme. Le piace essere accarezzata e coccolata.
Quando è arrivata e la portavo sul balcone, si aggrappava con le unghie alla mia carne e non mi lasciava, qualcosa la spaventava, anche sulla ringhiera della scala interna. Così non ha mai voluto uscire, il suo mondo è il mio appartamento, è la regina del divano, e anche delle sedie della cucina e se dimentico un maglione... poi lo ritrovo ricolmo dei suoi peli.
Un giorno ho deciso che non era giusto non farle conoscere la sua alternativa, il mondo esterno. L'ho presa in braccio, l'ho portata giù per le scale e lei era un po' stranita, non capiva cosa stessi facendo. Arrivata in fondo alle scale, quello era il limite massimo cui era mai arrivata, ho aperto la porta e lei se ne è stata in braccio mentre ho attraversato il garage e  poi ho fatto due passi fuori, quando ha cominciato a miagolare in modo disperato, spaventato. Meaw meaw, e non scendeva se ne stava lì in braccio come un bambino dipendente dalla mamma, da me. Mi sono girata e sono tornata in casa, lei era contenta e anche ora è qua dietro lo schermo che sonnecchia.
Il suo mondo è questo, non conosce quello fuori, dove ci sono i gatti che tanto anela quando è in calore, dove ci sono gli animali da catturare a volontà, quando ora è una festa quando entra una farfalla in casa e se la insegue e ci gioca. Lei non lo sa. E non vuole saperlo.E si spaventa se voglio dirglielo.
Mentre la riportavo in casa mi chiedevo: qual è la mia porta sul garage? cosa non voglio conoscere e invece è meraviglioso o comunque una nuova avventura? può essere un lavoro diverso, un'amicizia nuova, cui tante volte ci chiudiamo perché non sappiamo cosa sarà dopo. O forse perché siamo ancorati al nostro piccolo appartamento dove sappiamo che c'è la ciotola piena e nessuno che ci graffia o ci morde e continuiamo a correre e saltare dal divano al cesto aspettando che entri una farfalla, mentre altri decidono quale sarà la nostra vita.